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Creatività e Respiro

Creatività e respiro quotidiana artistica

Idea comune legata alla creatività è quella di credere che sia prerogativa dell’arte e delle invenzioni rivoluzionarie utili alla società ad opera di individui geniali. Molto spesso però, si giunge a scoperte innovative per pura sincronicità più che per una particolare dote geniale. Questo è sostenuto da ricercatori del passato e del presente. Ad esempio Albert Hofmann, che scoprì LSD-dietilamide dell’acido lisergico, e Percy Spencer con la scoperta delle microonde. Si tratta di serendipity o serendipità ossia l’occasione di fare scoperte per puro caso ma anche di trovare qualcosa di non cercato e imprevisto mentre se ne sta ricercando un’altra.

Pensare che la creatività sia una virtù riservata a pochi non fa altro che far prendere le distanze ai più. Quando invece gli atti creativi sono alla portata di tutti indistintamente in modalità e ambiti diversi per ognuno. Un modo di pensare che genera facilmente frustrazione, stress e ansia. Se non gestite queste emozioni conducono oltre la linea di demarcazione dove sono depressione e panico. Pertanto se tale soglia non viene superata, l’ansia diventa una potente leva motivazionale. Paradossalmente l’ansia può condurre a soluzioni creative verso gli ostacoli lungo il percorso della vita. Sto parlando di “creatività quotidiana” che è quella creatività che toglie dalle seccature in modo singolare, quindi creativo.

Possiamo perciò affermare che la creatività si divide sommariamente in creatività legata al mondo artistico e del lavoro e in creatività quotidiana.

Infatti proprio quest’ultimo aspetto dovrebbe interessare tutti. Sviluppare la capacità di attingere al flusso della creatività per “trovare risposte creative a ciò che la vita ci lancia”. Se si impara a far questo, senza voler trovare soluzioni attraverso l’impegno razionale, si risparmiano tante energie, fisiche e mentali, e la soluzione arriva molto più rapidamente. Uno dei modi per farlo è proprio spostarsi dal piano mentale. Ossia non pensarci in modo ossessivo e ripetitivo, affidarsi e fidarsi. Una volta “ricevuta” la risposta creativa risolutiva, ridiscendere nel piano mentale per applicare la soluzione al problema/ostacolo. Questo modo di agire lascia molto tempo poi da dedicare alla creatività artistica nel senso lato del termine. Una creatività che oltre ad essere un’espressione di sé stessi trasmuta e sublima gli aspetti più dolorosi della nostra esistenza.

La creatività che diventa medicina per la mente e per il cuore e di riflesso per il corpo.

Corpo e creatività

Un’altra consuetudine comune è quella di credere che la creatività sia appannaggio dell’intelletto, ma la creatività non fluisce se il corpo non è presente. Quando c’è un dolore, un disagio o disequilibrio a livello corporeo la creatività ne risente. Le espressioni creative che non possono prescindere dal corpo sono molteplici. Basti pensare ad un atleta, un ballerino, un pittore, uno sculture o un cantante, l’elenco potrebbe essere lungo. Se pensiamo ad uno scrittore o ad un poeta vedremo che, oltre alle mani e le braccia, questi mette in campo anche il cervello. Mezzo attraverso cui si pensa e che fa parte del corpo. Il cervello necessita di quote di ossigeno pari al 30% di ciò che respiriamo. Quindi meno respiriamo, meno ossigeno portiamo alla materia grigia e ciò equivale a più nebbia mentale, meno creatività.

Inoltre nel fisico rintracciamo, tramite la variazione della frequenza cardiaca, una lieve sensazione di calore o di benessere generale, l’intuizione, l’idea creativa, la cosa giusta da fare.

Imparare a respirare

“Per riconquistare la creatività dobbiamo imparare di nuovo a respirare”. Citazione di Barnet Bain produttore, registra e sceneggiatore di Hollywood autore di The Book of Doing and Being – Il libro del fare e dell’essere. Nel libro fa spesso riferimento all’utilizzo del respiro consapevole nel suo lavoro. Sostiene che il 98% dei bambini intorno ai 3 anni sono molto creativi e che le loro spiccate doti, crescendo vanno quasi completamente perse.

Secondo Barnet ciò accade perché, per non sentire le emozioni nel corpo, ci distacchiamo da questo, prendendo dimora nella testa. Gestiamo emozioni e percezioni con il pensiero, che di fatto, crea separiamo dal corpo e quindi dalla creatività.

La creatività non nasce nella testa ma è un dono prezioso che arriva da un’altra dimensione che ha a che fare con il cuore, le emozioni e le percezioni. Tutto ciò può trovare soluzione solo riprendendo contatto con il proprio corpo, connettendosi alle emozioni, attraverso l’unico strumento possibile: la respirazione.

Ma in che modo ci separiamo dal corpo?

Sentimenti di paura, abbandono, stress e ansia vengono percepiti come pericoli per la propria vita. Queste emozioni creano un eccessivo accumulo di energia che difficilmente l’individuo riesce a gestire pertanto inconsciamente decide di separarsi dal corpo. Con il tempo, la capacità di dissociarsi dal corpo diventa sempre più spontanea e frequente. È necessario riconnettersi alla propria energia creativa recuperando le sensazioni di vitalità del corpo. Custodite nella sua memoria cellulare onnicomprensiva, ed è possibile farlo solo attraverso il nostro respiro. Aspetti di questo modo di agire inconsapevole si rintracciano in seguito nel proprio corpo attraverso lievi sintomi e nei casi più acuti nelle malattie più o meno gravi.

Ogni emozione è legata ad una sensazione fisica

Inizialmente le emozioni ci portano a ergere una corazza protettiva per poter affrontare la giornata senza troppe implicazioni emotive. Se questo atteggiamento viene protratto nel tempo, il nostro corpo ci presenta il conto. Un modo per distaccarsi momentaneamente dalla turbolenza emotiva è quello di impegnarsi in qualcosa di diverso. Attività come giocare, guardare un film, incontrare un amico. Si permette così di occuparsi secondariamente delle proprie emozioni, quando cioè si è superata la curva emotiva che porta ad una maggiore lucidità mentale. È possibile prendersi cura delle proprie emozioni scrivendo un diario (ciò permette di trasferire l’emozione nel foglio), parlando con un amico fidato o con il proprio facilitatore. Oppure in autonomia respirando in modo circolare e connesso, accompagnando l’emozione dal suo insorgere fino al culmine della sua attivazione.

Un altro strumento di gestione emotiva è senza dubbio la meditazione

L’emozione è la reazione del corpo alla mente e prendersene cura libera tutto il sistema mente-corpo. È importante comprendere che quando reprimiamo le emozioni, queste rimangono intrappolate nel corpo in attesa di essere liberate, se ciò non avviene, il corpo esprime un dolore localizzato contenente il messaggio emotivo da liberare.
Un esempio di sofferenza del corpo, tramutata e sublimata in arte e attraverso l’arte, arriva dalla pittrice messicana Frida Kahlo. Nelle sue opere la pittrice esprime con spontaneità gli eventi drammatici della sua esistenza diventando un esempio di resilienza, trasformandosi e adattandosi alle sfide della vita. L’arte infatti si fa carico di questa enorme missione che va al di là dell’arte intesa come pura e semplice espressione artistica. L’arte diventa missione di sé stessa e in ognuno.

Respiro consapevole

Sia che si tratti di creatività artistica, lavorativa o quotidiana questa può esprimersi in modo spontaneo e senza sforzo solo se si ha la percezione di essere dei co-creatori, cioè di creare con le forze dell’universo.

Per far ciò necessitiamo di imparare a silenziare la mente, soprattutto la mente egoica, quella che negativizza tutto perché impaurita. Un modo per aiutarsi in questo processo, come suggerito in modo risoluto da Barnet Bain, è senza dubbio il respiro consapevole. L’attenzione al respiro ha la capacità di riportare nell’Adesso, quindi su un piano non mentale, permette di aprire un gap tra un pensiero e l’altro e di essere nel flusso intuito-creativo. Lo stesso processo vale quando si vuole essere creativi in particolari ambiti della vita come l’arte, la scrittura o qualsiasi altro aspetto che richieda un estro creativo.

Il blocco dello scrittore

In passato, non di rado, rimanevo paralizzata per ore di fronte ad un foglio bianco, nel cosiddetto blocco dello scrittore, per poi partorire poche righe degne di nota. Finché un giorno, in piena accettazione ma non rassegnata. Iniziai a respirare consapevolmente di fronte allo schermo del mio computer con una bella pagina word bianca con su scritto solo il titolo dell’articolo. Senza perdermi d’animo contattai la parte più intima di me, l’osservatore, e iniziai a seguire l’entrare e l’uscire dell’aria attraverso le mie narici. In men che non si dica mi ritrovai in un flusso di idee tale che, nonostante la mia battitura veloce a 10 dita, non riuscivo a trascrivere tutto ciò che arrivava alla consapevolezza. Modalità che una volta acquisita non mi ha più abbandonata.

La pratica del respiro consapevole che facilita il processo creativo coinvolge tutto il tronco. Questo è un respiro di petto-pancia per risvegliare il genio e infondere una sensazione di vitalità, non si sofferma nel diaframma poiché questa respirazione è più indicata per rilassare e gestire l’ansia. Se si è agli inizi e si ha qualche difficoltà, allora è sufficiente che il respiro coinvolga la parte superiore del petto inspirando ed espirando dallo stesso canale, cioè o dal naso oppure dalla bocca.

Rebirthing-Breathwork

Oggi dopo molta pratica sono riuscita ad entrare quotidianamente nel flusso in modo spontaneo. Il tutto è frutto di un lavoro più profondo su me stessa attraverso non solo la consapevolezza del respiro ma anche e soprattutto con il Rebirthing-Breathwork. Questa pratica permette di andare oltre le barriere della mente, esattamente dove si trova la creatività e allo stesso tempo scioglie, drena e integra gli schemi di pensiero limitanti come quelli legati al potere creativo.

Prima di iniziare la pratica del Rebirthing-Breathwork, si può esprimere un intento chiaro come ad esempio quello di ricevere delle indicazioni chiare e creative per risolvere un problema, ma si possono anche ricevere idee originali per creazioni o progetti futuri senza averli richiesti. Più ci si concede del tempo per praticare Rebirthing-Breathwork più si allarga alla quotidianità, la possibilità di fare esperienza del flusso in ogni momento e soprattutto quando è necessario al proprio benessere fisico, mentale e spirituale.

Stato Alfa e Theta

Il Rebirthing-Breathwork anche detto respiro consapevole, circolare e connesso permette, ma non sempre è il suo obiettivo primario, di raggiungere lo stato Alfa e poi Theta, rispettivamente pre-sonnolenza e sonnolenza. Le frequenze del cervello si abbassano portando il praticante ad uno stato di calma e rilassamento nel quale si è particolarmente intuitivi e creativi. In particolare le onde cerebrali Alfa sono associate ai livelli più elevati di creatività e di conseguenza a bassi livelli di stress: infatti, creatività ed eccessivo stress non possono coesistere.

Spesso il respiro ed in particolare il Rebirthing-Breathwork, permette di accedere al subconscio e, proseguendo con la pratica, di scardinare le sue barriere. Con il respiro si possono contattare le emozioni represse frutto di convenzioni e imposizioni morali e di integrarle. Respiro dopo respiro tutti i livelli dell’essere si riallineano portando il praticante a sperimentare un’espansione di coscienza: le intuizioni affiorano e la propria espressione creativa accresce.

Attraverso il respiro, è possibile attingere a risorse che spesso si pensa di non possedere rifiutando di avvicinarsi alla creatività proprio perché si ignora la possibilità che il respiro consapevole può sprigionare.

Il Respiro e Scienza

Anche la scienza, negli ultimi decenni, ha avvalorato conoscenze ed insegnamenti delle tradizioni sapienziali millenarie in ambito di respiro consapevole, affermando che, una pratica costante porta all’aumento della creatività. Gli antichi saggi indiani inoltre sostenevano che il respiro favorisce la creatività grazie all’unificazione della mente, del nostro corpo, del nostro spirito e delle nostre emozioni, determinando una importante vitalità che facilita l’espressione creativa permettendo una maggiore chiarezza mentale, quindi focus e concentrazione. Il genio che alberga in ognuno si risveglia ma è necessario essere disposti ad uscire dalla zona di comfort, andare cioè, oltre i propri limiti.

Allora siete pronti a respirare consapevolmente? Potreste rimanerne stupiti! Non siate impazienti se non entrate subito nel flusso, le aspettative sono la prima causa di insuccesso in qualunque pratica, ma se si mantengono alti i livelli di fiducia verso ciò che si fa, i risultati arrivano di sicuro! Quali siano i tempi non è dato saperlo, ma di certo arrivano. Buona creatività a tutti!

Fabiola Dessì

Il Rebirthing nel trattamento degli attacchi di panico

Attacchi di panico, ansia e respiro

Il DAP (disturbo da attacchi di panico), insieme all’ansia, è una delle patologie emergenti di questo secolo, che coinvolge prevalentemente individui giovani di sesso femminile tra i 20 e i 40 anni. Può colpire improvvisamente e indistintamente persone sane e socialmente realizzate. In Italia soffrono di panico almeno 11 milioni di persone, tra cui tre milioni di uomini e sette di donne. L’attacco di panico si manifesta in modo improvviso e spontaneo, può durare dai cinque ai trenta minuti e provoca una serie di sintomi che variano da individuo a individuo. Una caratteristica comune a chi soffre di crisi di panico è l’intensa paura e il senso di forte terrore che porta a sentirsi disorientati, temendo – al contempo – di soffocare, di perdere il controllo, di impazzire e di morire. Durante un attacco di panico, inoltre, si possono avere sensazioni di svenimento, vertigini, batticuore, fremiti, intorpidimento degli arti, sudorazione, vampate di calore o brividi di freddo. Questi sintomi possono dar luogo a una serie di ansie capaci di limitare in maniera piuttosto grave la vita personale, professionale e sociale dell’individuo che ne è colpito. Infatti, nei casi più gravi la tendenza comportamentale di chi ne soffre è quella di non abbandonare mai la propria abitazione, neanche per le necessità primarie, di evitare di guidare, di viaggiare o di rimanere soli. Tra le fobie più frequenti troviamo l’agorafobia e la claustrofobia. L’agorafobia – la paura degli spazi e luoghi aperti – spinge ad evitare quei posti dove, in caso di pericolo, non è facile ricevere aiuto o fuggire. La claustrofobia è, invece, la paura degli spazi e luoghi chiusi, ristretti e, a volte, angusti come gli ascensori, i tunnel, la metropolitana o l’aereo, da cui la fuga sarebbe difficile o impossibile.

Crisi di panico e gli squilibri associati al respiro

Solitamente chi ha avuto il primo attacco di panico in aereo, eviterà in futuro di viaggiare con quel mezzo. Nei casi più gravi cercherà anche di evitare ogni altro mezzo di trasporto. Questo accade perché anche una sola crisi di panico basta a far nascere il timore che possa ripetersi.  Ciò viene chiamata “ansia anticipatoria”, cioè la “paura di aver paura”.

“ansia anticipatoria”.

È l’incessante timore che la crisi di ansia e di panico possa ripetersi. La paura è caratterizzata da pensieri ossessivi e ripetitivi come: “ora mi ricapita, si lo sento, mi succede, ora come faccio, mi sta salendo l’ansia, nessuno mi può aiutare”. Secondo la medicina ufficiale e la psichiatria l’attacco di panico è una malattia del cervello. Questa è causata da un’alterazione chimica associata ad eccesso di noradrenalina, molecola dell’attacco e fuga. Attualmente la terapia medica convenzionale ritenuta più valida consiste nella somministrazione di antidepressivi e nella psicoterapia. La prima, non sempre priva di effetti collaterali, la seconda mira a individuare le reali paure, quale sia il malessere profondo e con quali strategie superarli. L’esperienza del rebirthing ha dimostrato con certezza il rapporto esistente fra l’insorgere delle crisi di panico e gli squilibri associati alla respirazione. Tali alterazioni si manifestano con estrema facilità in persone predisposte e in coloro che, senza esserne coscienti, respirano male.

Il Rebirthing contro ansia, depressione e attacchi di panico

La pratica del rebirthing alcalinizza il sangue, riporta alla calma e aiuta ad integrare – cioè ad elaborare – le emozioni represse collegate alle crisi di panico, così come all’ansia e alla depressione. Si può quindi sostenere che le cause e i sintomi legati agli attacchi di panico si possano risolvere, da un lato, rivolgendo l’attenzione alle radici del problema e, dall’altro, operando per sbloccare la respirazione. Così come innesca la crisi, così è in grado di curarla. Riconoscere al respiro questo suo potere naturale è il primo passo verso l’autoguarigione. Attraverso la respirazione si crea un contesto opportuno in cui le sensazioni fisiche ed emotive possono essere affrontate tranquillamente. Fin dalle prime sedute di rebirthing, infatti, si impara a fronteggiare i successivi attacchi di panico: si respira in modalità circolare e ci si rassicura con affermazioni positive finalizzate a tenere a bada le paure e la sensazione di morte che caratterizzano la crisi. Peraltro, nello stato di panico non è facile ricordare di ripetersi “va tutto bene, sono al sicuro, ho fiducia nella vita” oppure “di panico non si muore”, perciò è necessario portare sempre con sé le affermazioni scritte da ripetere mentalmente o a voce alta. L’abbinamento del respiro circolare con le affermazioni positive è un potente sedativo naturale, un rimedio di emergenza che permette di fronteggiare la crisi almeno fino al momento in cui, attraverso il lavoro con il rebirthing, verranno “sciolti” tutti gli schemi limitanti legati agli attacchi di panico.

Il panico… ospite indesiderato

In questa prima fase si impara ad accogliere il panico come fosse un ospite indesiderato e innocuo, ad attenuare l’ansia anticipatoria ed evitare le corse al pronto soccorso. Il sintomo non viene più visto come una malattia della mente, ma come un disagio dell’anima che attende di essere liberata da vecchi schemi e dai retaggi della società in cui viviamo. Negli incontri di rebirthing è il respiro che permette di elaborare eventuali paure coscienti emerse nel colloquio iniziale, di integrare gli schemi inconsci limitanti e il proprio scenario o trauma di nascita. Il rebirthing, infatti, per definizione è “la respirazione del trauma di nascita“, poiché i traumi vissuti soprattutto al momento del parto – ma non solo quelli – rimangono impressi nella memoria cellulare, condizionando la vita presente finché non vengono liberati, del tutto o in parte, dal respiro consapevole. Parlando di attacchi di panico questo è ancora più vero. Nell’esperienza con il rebirthing si è osservato, infatti, che le persone maggiormente predisposte a soffrire di DAP sono coloro che hanno avuto una nascita difficile, caratterizzata da lunghissime ore di travaglio o da pratiche mediche invasive come l’ossitocina, la manovra di Kristeller, l’utilizzo del forcipe o della ventosa. Può soffrirne chi è nato con parto cesareo, chi ha avuto un taglio precoce del cordone ombelicale o chi, quest’ultimo, lo aveva intorno al collo.

La paura del bambino

La paura del bambino di non riuscire a nascere quando il parto si complica è talmente forte che egli teme per la propria vita. Non può uscire da quella che ora è diventata la sua trappola – la sacca amniotica ormai asciutta – e ha terrore di morire. Quando finalmente riuscirà a nascere, da solo o con l’aiuto di mezzi esterni (forcipe, ventosa o altro), la paura provata e rimossa si ripresenterà quando situazioni emotivamente simili a quelle vissute durante la sua nascita si proporranno nel quotidiano, come succede, ad esempio, quando ci si sente in gabbia in un rapporto affettivo, famigliare o lavorativo. Un’esperienza degna di nota è quella di un praticante avvicinatosi al rebirthing per superare gli attacchi di panico. Racconta di aver avuto la sua prima crisi sollecitato dal ticchettio di un orologio a pendolo; in seguito, le crisi hanno cominciato a ripresentarsi stimolate da ogni tipo di ticchettio o rumore similare. La cosa straordinaria è stata scoprire, durante il colloquio iniziale, che al momento della nascita era presente un orologio a pendolo che scandiva secondi, minuti e ore del suo “dramma” di nascita. Il praticante ha respirato in una sala alla cui parete era appeso un orologio dal ticchettio rumoroso che, inizialmente, è stato rimosso; infatti, le emozioni che questo suono suscitava in lui si sono rivelate troppo forti da gestire. Successivamente, la stessa persona è riuscita a respirare in presenza del ticchettio e, seduta dopo seduta, si è infine liberato dal ricordo inconscio di nascita che, evidentemente, era la causa delle sue crisi di panico. Con il rebirthing si vanno, dunque, a integrare quegli schemi invisibili ma dolorosi, capaci di veicolare messaggi inascoltati di angoscia o malessere.

“Chi sono e cosa voglio?”

L’intervento dell’ansia e degli attacchi di panico è decisivo; ci obbliga a guardarci dentro per capire che cosa vogliamo davvero, dove e come intendiamo procedere in tutti gli ambiti della nostra vita. “Chi sono e cosa voglio” è un interrogativo fondamentale da porsi quotidianamente finché non arriva “la risposta”, che potrebbe anche pervenire in modo analogico, cioè attraverso immagini, sensazioni, pensieri improvvisi o incontri inaspettati. Il percorso del rebirthing porta a prendere coscienza di come la vita per molti versi assomigli al proprio scenario di nascita e dell’importanza della sua integrazione. Un po’ per volta emergeranno le credenze limitanti che, attraverso l’accettazione del momento presente, le affermazioni creative, gli eventuali perdoni e, imprescindibilmente, il respiro consapevole apriranno la via dell’autoguarigione e di una nuova visione di vita più funzionale alla propria salute fisica, mentale, emozionale ed energetica. Solitamente dopo un ciclo di dieci sedute si è in grado di gestire le crisi quando si presentano; infatti, ogni volta che si riesce autonomamente a far rientrare un attacco di panico attraverso il respiro, questo meccanismo diventa sempre più la norma e pian piano l’attacco tende a presentarsi meno di frequente, fino a scomparire del tutto. L’unico impegno richiesto a chi si avvicina al rebirthing è quello di affidarsi al metodo e di sviluppare una sufficiente fiducia in sé stessi per poter dar inizio ad una nuova vita. Potreste persino arrivare a ringraziare quel “mostro” chiamato attacco di panico e a vederlo come una importante occasione di cambiamento.

Fabiola Dessì

Il mio primo bambino: Tommaso!

Vi presento Tommaso, il mio primo bambino da ostetrica emozionale! Francesca è la mamma di Tommaso, una giovane donna che già frequenta il mio studio ma… andiamo per gradi.

Da tempo accompagno le donne verso il concepimento attraverso il Rebirthing, i fiori di Bach e il pensiero creatore. Questi strumenti hanno aiutato diverse di loro a raggiungere, in modo naturale, l’obiettivo: lo stato di gravidanza. Una volta arrivate allo scopo, hanno poi affidato la propria gravidanza al ginecologo/a e all’ostetrico/a per un approccio tradizionale, cioè medicalizzato, interrompendo il percorso olistico intrapreso fino a quel momento. Durante la mia personale esperienza, decisi di farmi sostenere da un mio collega Rebirther il quale, da buon ostetrico emozionale, mi ha accompagnata nel viaggio gestazionale caratterizzato, come per tutte, da emozioni e paure tipiche di questo periodo, ricevendo conforto e risposte alternative per acquisire serenità a più livelli. Nonostante il suo eccellente sostegno, più volte mi sono chiesta quanto sarebbe stato bello poter avere lo stesso sostegno da una donna che già fosse stata a sua volta mamma, un valore aggiunto che avrebbe permesso una totale empatia tra di noi per una maggiore confidenza. Questo pensiero ha messo in moto il desiderio di essere io la Rebirther dal valore aggiunto capace di sostenere, olisticamente parlando, le donne in gravidanza.

Oggi, finalmente, il pensiero creatore si realizza. Francesca, dopo aver raggiunto il primo step, il concepimento, ha scelto di continuare a farsi sostenere anche in gravidanza. In questo viaggio insieme, ho curato soprattutto l’aspetto emozionale oltre che a quello pratico: la scelta del ginecologo; la scelta dell’ostetrica per il corso di preparazione e accompagnamento al parto; partorire in casa e/o in strutture sanitarie private o ospedaliere; il protocollo Bindi – il decreto ministeriale di esenzione in gravidanza -; le indicazioni e raccomandazioni dell’ OMS; il parto attivo; il piano del parto e i diritti della gestante partoriente; il Lotus Birth per una nascita senza il taglio del cordone ombelicale; l’allattamento al seno; il dormire insieme oppure no, la Sids e, inoltre, informazioni anche sulla scelta di carrozzine, culle, passeggini, fasce e marsupi; dare o non dare il ciuccio; … insomma l’elenco dei temi trattati sarebbe lungo, il mondo che ruota intorno alla nascita è ampio perciò mi fermo con un ecc. In questo tipo di lavoro, trattare tutti i suddetti temi è molto importante ma ciò che più porto nel mio cuore come missione imprescindibile è il far rivendicare ad ogni donna il suo intrinseco potere di procreare e partorire senza interferenze di sorta. Con la nascita medicalizzata, ci siamo dimenticate del nostro potere ecco perché dobbiamo rivendicarlo. Noi siamo capaci di fare tutto, e, in una condizione fisiologica, cioè senza complicazioni, non abbiamo bisogno di “salvatori”. Abbiamo registrato questo potere nell’ipotalamo e possiamo risvegliarlo ora! La medicalizzazione è assolutamente necessaria in diversi casi, ma non si dovrebbe mai farne ricorso solo perché non si riconoscono le proprie capacità.

Negli incontri il punto di forza è l’ascolto. Spesso, in queste condizioni, siamo circondati da persone che vogliono insegnarci come agire in base ad un sistema di credenze che appartengono alla società di appartenenza lasciando poco spazio a ciò che si prova o si desidera per noi stessi e per il nostro bambino. Attraverso l’ascolto e la condivisione la zona comfort può essere ampliata. Si respira un’aria di familiarità e di confidenza dove potersi sentire a proprio agio. Uno spazio per raccontarsi, esprimere dubbi, problemi, paure e angosce ma anche i propri desideri; uno spazio per recuperare le energie e ripartire ricaricati e più positivi. Ciò permette alla donna e alla coppia di orientarsi al meglio per operare delle scelte consapevoli e personalizzate. Insomma un viaggio di preparazione alla nascita attraverso il contatto delle emozioni della futura mamma in affiancamento al tradizionale iter fatto di analisi, ecografie e visite ginecologiche.

Ed è questo il percorso che ho intrapreso con Francesca, la quale ha avuto una splendida gestazione e un altrettanto parto e alla fine del viaggio c’era Tommaso… una meravigliosa creatura. Grazie Francesca per avermi permesso di mettere in pratica le mie conoscenze di “Peer Educator nelle procedure ostetriche e nelle scelte delle donne”, ora ti attende il puerperio, ma questo è un nuovo viaggio…

Approfondimenti

Rebirthing: la respirazione del trauma di nascita
Lotus Birth
Esperienza di maternità

La forza del “Ti Amo”

Come una semplice scritta può cambiare l’energia intorno a noi.

Come ogni estate, prima di “rimpatriare” nella mia Sardegna, porto con me una selezione di libri, alcuni dei quali attendono da diverso tempo di essere letti, come ad es. Zero Limit di Joe Vitale che giaceva nella mia bella libreria provenzale ormai da più di un anno. Mi venne regalato da un carissimo amico al termine di un ciclo di sedute di respiro, con l’aria di chi sa che mi sta mettendo tra le mani un dono prezioso che arricchirà la mia vita. Nonostante questa mia iniziale percezione, il libro ha dovuto attendere un po’ per essere letto, richiamando più volte la mia attenzione prima di essere messo in valigia: dopo una iniziale scelta razionale nella quale questo non era incluso, tornando verso la libreria mi è saltato agli occhi e senza pensarci due volte è diventato il 5° libro che ha contribuito ad appesantire le mie valigie.

Giunti nel piccolo appartamento al mare, come oramai accade anno dopo anno, le emozioni non si sono fatte attendere e, per usare termini chopriani, il software karmico si è installato immediatamente con tutto il suo bel carico di schemi-emozioni-sensazioni positive e meno positive, passato remoto e passato prossimo che si ripropone nel presente in tutte le salse. E così come ogni estate intensifico le sessioni di respiro che mi sostengono nel viaggio di integrazione verso memorie che ancora rimangono impresse nelle cellule come un neonato che non vuole staccarsi dalla madre. Il respiro diventa dunque un’attività giornaliera che mi prepara ad essere presente in ogni momento della giornata riportandomi nel qui e ora.

Ritrovando la mia terra, il profumo della macchia, il fragore del mare e ancora l’incontro con mia madre dopo 10 mesi e di tutte le mie sorelle, nipoti compresi, le vecchie amiche, i negozi, i bar, ecc. mi catapulto lontano dalla mia vita attuale come se quest’ultima non fosse mai stata vissuta ma esistono solo i vecchi ricordi da integrare. Questo ormai succede da anni e sono grata di questa possibilità che ho di ripulire il mio karma e quindi la mia esistenza, ma queste emozioni, unite a quelle dei turisti che con il tempo hanno abitato l’appartamento, sono state respirate anche dalle pareti della nostra casa, la quale, ogni anno, ci sembra sempre meno accogliente e densa di una energia che arriva a destabilizzare emotivamente tutta la famiglia.

E, nonostante il respiro mi liberi dalle tensioni e mi ricarichi di pace e serenità, questo non accade a mio marito e mia figlia di 7 anni che a vederli tutto si può pensare tranne che stiano vivendo una vacanza felice. Mio marito appena sveglio inizia a sbuffare e mia figlia a farsi venire attacchi di nostalgia per la sua amichetta ed è solo l’inizio della giornata in casa; ben presto di questo passo il clima diventa pesante e irrespirabile a mano a mano che le ore avanzano. L’unica soluzione è, per loro ma anche per me, andare a rigenerarsi urgentemente al mare o altrove… ma, in tutto questo, io mi sento letteralmente cacciata fuori dalla mia stessa casa se voglio star bene con loro. Naturalmente invito la mia famiglia a respirare e ad avere un atteggiamento positivo ma per mio marito e mia figlia non sono la soluzione al problema e dunque non vengo imitata.

Intanto inizio a leggere il nuovo libro che trovo semplicemente fantastico e pieno di nuove informazioni… queste informazioni sono più volte ripetute e iniziano a ridondare nella mia mente… sento il bisogno di canalizzarle, darle sfogo, esprimerle… sì, esprimerle!!! Pertanto una mattina, appena sveglia, propongo a mia figlia un lavoretto che le risulterà poi divertente: ritagliamo dei rettangoli di carta bianca di circa 10×5 cm e con un pennarello rosso al centro ci scriviamo un bel TI AMO. L’entusiasmo di mia figlia la porta a disegnare intorno al TI AMO tanti piccoli cuoricini rossi dando sfogo alla sua creatività. Ne abbiamo preparato uno per ogni parete della casa e li abbiamo attaccati in modo ben visibile e, tutte le persone che ci sono venute a trovare ci hanno guardato con aria di “compassione” per la nostra “nuova” malattia mentale, (suppongo fosse questo il pensiero) e solo qualcuno ci ha chiesto del perché di questi foglietti. La risposta è sempre stata la stessa: “ci siamo accorti di non amare abbastanza questa casa poiché ci stiamo male ma se non l’amiamo così com’è non riusciremo mai a starci bene, né riusciremo ad affittarla o a venderla”. Personalmente sono abituata agli sguardi critici rivolti al mio operato, con il tempo ho sviluppato una sufficiente dose di menefreghismo/autostima che mi fa by-passare il problema critiche e, dunque decido di mettere un bel TI AMO ancora più grande e visibile nella porta d’ingresso…. all’ESTERNO. Devo dire che per me è assolutamente vero che “nessuno è profeta in patria” ma la mia famiglia ha di buono che non mi ostacola mai, pertanto il TI AMO fuori dalla porta, dopo una iniziale perplessità da parte di mio marito, è rimasto là fino a che il vento, dopo qualche giorno, se l’è portato via.

Una volta allestita la casa di nuova luce, il mio compito ora è quello di ripetere TI AMO tutte le volte e non solo, che vedo i foglietti affissi alle pareti per ripulire più velocemente le energie negative. Chiaramente dopo qualche giorno il foglietto è ancora li ma non lo vedi più, è come un quadro nuovo appeso al muro che dopo qualche tempo non noti più, ma il bello di questa tecnica dell’Ho’oponopono è proprio questo che il TI AMO alle pareti continua a purificare l’ambiente senza che si faccia niente. Naturalmente la mia fiducia con la voglia di provarci non sempre vanno di pari passo, pertanto ora attendo di non veder disattese le mie aspettative… e intanto inizio ad accorgermi che il malessere della mia famiglia non mi coinvolge più come prima e che loro sono un po’ più distesi. Quest’anno l’estate, per il suo clima ballerino, ci ha dato tante occasioni per stare a casa ma questo pian piano non era più un problema; poi hanno iniziato ad arrivare, finalmente, richieste di affitto per il mese di settembre e infine si è palesato all’orizzonte un possibile acquirente…

Tutti questi piccoli cambiamenti mi fanno stare bene e la mia fiducia aumenta e aumenta dentro di me la certezza che tutto può essere cambiato… “corretto”. Poi mi chiedo: ma la mia famiglia si sarà accorta di questo cambiamento? Inizialmente non ricevo risposta, vengo letteralmente ignorata… dopo qualche giorno ci riprovo e ricevo un secco “NO” da mia figlia e nessuna risposta da mio marito. Passa ancora qualche giorno e penso che ora non possono negare l’evidenza dato che i piccoli “miracoli” si susseguono… ma il silenzio regna ancora, finché non ricordo a me stessa che mio marito è diverso da me, “non segue ma non ostacola” il mio modus vivendi e questo non devo dimenticarlo, dunque decido di lasciarlo in pace.

Terminate le vacanze, salutiamo la nostra casa e mentre ci incamminiamo verso il traghetto, stretti nell’abitacolo della nostra auto, tiriamo le somme di questa permanenza in Sardegna e….. non resisto al chiedergli per l’ennesima volta: “Come ti sei trovato a casa dopo che abbiamo attaccato i TI AMO? Non sei stato meglio e siamo stati meglio insieme?”. Risposta: “Siiiiiii” accompagnato da uno sbuffo enorme e una calata di spalle quasi a dire “ebbene sì, anche se non ci volevo credere mi ritrovo costretto a dirti di sì”.

Bene! Non potevo finire le mie vacanze meglio di così…. Qualcuno insieme a me, la mia famiglia, è stata bene grazie alla semplice ripetizione di “Ti amo” ed io, avevo voglia di gridarlo al mondo. TI AMOOOO. Grazie Pompeo… grazie al Rebirthing e all’Ho’oponopono.

Francesca figlia mia… lettera di un papà

Figlia mia,
è da tempo che desidero scriverti per poter mettere nero su bianco alcune riflessioni che ho maturato in questi anni e che mi preme condividere con te.

Innanzitutto, vorrei dirti che so che hai sofferto nel vedere che non tutto è andato secondo i tuoi piani. Assistere a degli eventi dolorosi così ravvicinati non è certo quello che uno auspica alla propria figlia. E so per certo che stai soffrendo ancora molto per mettere a fuoco la tua definizione di essere umano prima e di madre e donna poi. E che probabilmente arriveranno ancora delusioni, imprevisti e tempeste. Questo è quello che si chiama vivere e anche se ogni genitore vorrebbe che a suo figlio toccasse la minima parte di dolore, non potrai esimerti anche tu dall’avere la tua porzione. Eppure mi piace constatare che, nonostante tutto o forse proprio in virtù di quello che hai passato, stai facendo un buon lavoro. Non ti sei arresa ad una vita che poteva essere ben più meschina se avessi scelto l’apparenza piuttosto che la sostanza, non ti sei abbattuta di fronte ai problemi legati alla nascita di Sebastian, alla paura di doverti reinventare, al timore di non riuscire a realizzare i tuoi sogni. No, anzi, hai lottato in un modo spietato, hai tirato fuori una forza che ci ha lasciato sorpresi , sei stata ferma, decisa, come se in cuor tuo sapessi che tenendo salda la rotta, la tempesta prima o poi sarebbe passata. E forse questo, in parte è vero, ma sappi che non puoi dirti ancora in salvo. Tuttavia, non è questo l’importante: l’unica cosa che ora conta è che hai scoperto che puoi contare su te stessa, che non dovrai essere prigioniera del bisogno che qualcuno ti protegga e salvi la tua vita, e questo significa essere profondamente liberi e non ricattabili. È la nostra possibilità di accedere ad una dimensione più alta della condizione umana. E questo vuole dire recidere, almeno in parte, anche il cordone ombelicale con noi genitori, che il nostro amore non sarà più vincolante, limitante , e questo, anche se è difficile da ammettere che ci fa sentire più vecchi e vulnerabili, significa che abbiamo fatto un buon lavoro. Succederà anche a te di provare questa sensazione, sii indulgente verso te stessa e tuo figlio quando accadrà e nel frattempo goditi questa meravigliosa possibilità che è essere genitori. Trova il tuo modo, il tuo linguaggio speciale con tuo figlio, costruisci con lui ricordi indimenticabili, spendi il tuo tempo nel conoscerlo, nel parlarci, nello stimolarlo. È un bambino speciale, già così forte e determinato, un vero combattente, ma quando si rifugia tra le tue braccia desidera solo essere amato per quel prodigio che egli è. Non ci sono formule, non credere a quello che dicono i libri, ognuno è genitore nel suo unico ed irripetibile modo, così come si è figli in un modo speciale che appartiene a ciascuno di noi. So che vincerai anche questa battaglia, per quanto ti costerà in termini di sudore, sangue e lacrime, sono sicuro che ce la farai in un modo che ora non riesci nemmeno a immaginare. E proprio nel momento in cui ti sembrerà di esserti impantanata, che niente ormai potrà cambiare, al culmine della disperazione, fermati un attimo, respira e voltati lentamente indietro e guarda quanta strada hai già percorso. Sarebbe un peccato sprecare questo viaggio, non sai dove ti porterà, è vero, ma potrai scoprirlo solo riprendendo il cammino, anche solo un passo alla volta, con il tuo ritmo, con la tua forza. Vedrai che in men che non si dica, sarai fuori dalle sabbie mobili emotive e tornerai a guardare il mondo con fiducia rinnovata, come se il sole fosse spuntato da dietro le nuvole, dopo un giorno di tempo variabile. Non cedere alla voglia di mollare, di scappare, anche perché non potrai farlo mai davvero. Chi nasce con la tua sensibilità ha questo dono speciale di poter sentire e vedere quello che alla maggior parte delle persone sfugge, per distrazione o cecità, prenditi cura di questo privilegio, non farne la tua maledizione. Non si può maledire ciò che ti permette di vivere così intensamente, anche se ti sembra di essere sempre su una frequenza sfalsata rispetto agli altri, se tu corri, corri ed è come se vivessi un milione di vita diverse e gli altri a malapena galleggiano sulla propria. Sei fortunata: ci sono colori e sensazioni dentro di te che a volte è difficile contemplare, ma è la tua croce e la tua meraviglia. Avere occhi sempre nuovi e aperti per entrare nelle cose, per innamorartene, per farle tue, e non importa quanto dolore questo implichi. Lo so che hai un animo tempestoso come il mio, ma cerca di far pace con quello che desideri e ami davvero. E ora arrivo al punto più dolente, proprio perché sono stanco di vederti buttare la tua vita dietro uomini che non valgono nemmeno la metà di ciò che sei. Non lasciarti avvicinare da questi incantatori di fumo, irrisolti e vigliacchi, hai la responsabilità non solo di quello che sei, ma anche di quello che vuoi amare. Cerca dentro di te la tua bellezza, la tua unicità, usale come scudo quando sarà difficile stare da sola e penserai che tutto sommato puoi dividere la tua solitudine con un signor qualunque. Non cedere alle lusinghe del sesso facile, si consuma in pochi attimi, ed amplifica solo il tuo senso di solitudine; un orgasmo, per quanto potente e liberatorio, non ha mai risposto alle domande, ne ha solo aggiunte delle altre. Ripetilo tutte le volte che puoi, quanto vali e quanto sei speciale, quanto è un privilegio poter vivere al tuo fianco, se solo potessi quanto sei importante per me… se solo potessi vederti con i miei occhi…Fai tesoro di tutto ciò che ti accade e non dimenticare mai, nemmeno nei momenti di conflitto o di rabbia tra di noi, che ti amo sopra ogni cosa.

Tuo padre

La nascita di Eleonora

Avevo sentito parlare della tecnica del Rebirthing e della possibilità di rivivere, attraverso il respiro circolare, la forte emozione della propria nascita. Devo essere sincera: il pensiero non mi entusiasmava per niente…impensabile… rivedere mia madre che partorisce! E, come qualcosa che non è maturo, l’avevo messo a riposo in un angolino ma puntualmente, come un richiamo, si riaffacciava alla mente. Continua a leggere

Rebirthing: La respirazione nel trauma della nascita

Il respiro circolare nelle fasi del concepimento, gravidanza e parto

Come ci suggerisce il titolo, il Rebirthing per definizione è “la respirazione del trauma di nascita” poiché i traumi vissuti al momento del parto e tutte le esperienze del periodo pre e perinatale rimangono impresse nella memoria cellulare condizionando la vita presente. Utilizzando questa potente tecnica possiamo sentire l’energia che scorre e i blocchi causati da emozioni represse in passato. Ogni respiro purifica e rilassa i tessuti del corpo favorendo il rilassamento e l’espulsione delle tossine. Durante una seduta di rebirthing la memoria del corpo viene sollecitata dal respiro facendo emergere ricordi di esperienze passate trattenute nella memoria cellulare; essa viene così liberata dal potere emotivo permettendo di comprendere la causa che genera una insoddisfazione, un atteggiamento indesiderato o una malattia e dà la possibilità di integrarli.

Concepimento

Dunque il respiro circolare aiuta a liberarci dai condizionamenti mentali e dai conseguenti pensieri negativi creando così terreno favorevole per accogliere un bambino. Chi per anni ha cercato un figlio con l’aiuto o meno della medicina tradizionale può augurarsi, senza illusioni, che con la tecnica del Rebirthing possa veder concretizzato il proprio desiderio. Oramai sono sempre più le donne che, dopo aver attraversato dei veri e propri calvari tra inseminazioni artificiali e aborti spontanei, si avvicinano al Rebirthing attraverso il quale fanno chiarezza su se stesse riconoscendo i propri blocchi, spesso di natura psicologica, legati al concepimento. Pertanto con il respiro oltre a far chiarezza è possibile integrare i suddetti blocchi la cui integrazione porta inevitabilmente verso la tanto attesa gravidanza. Naturalmente con ciò non si vuole dire che il rebirthing è la panacea per chi non riesce a concepire un figlio ma vale sicuramente la pena di provare accostandosi alla tecnica con fiducia e con la certezza che se il desiderio di un figlio non verrà accordato, il Rebirthing sarà un valido aiuto per accettare il momento presente così come è, e se non saranno futuri pargoli a riempire e movimentare le nostre giornate è perché l’Universo ha in serbo per noi progetti diversi e più grandiosi dei nostri.

Gravidanza

Sempre più professionisti del Rebirthing indirizzano il loro lavoro nel guidare le future mamme e/o la coppia verso una gestazione serena e la pianificazione di una nascita naturale affinché vengano diminuiti i traumi della nascita al bambino ma anche alla partoriente. Infatti il Rebirthing, in quanto tecnica olistica, non si sofferma alla sofferenza del piccolo ma parte dal benessere della gestante durante tutto il periodo di gravidanza per arrivare a vivere un parto se non proprio orgasmico perlomeno con ridotta sofferenza fisica e per il neonato una nascita normale o quantomeno senza gravi conseguenze. Chi si avvicina al rebirthing durante la gestazione è la futura madre consapevole del fatto che una migliore salute fisica, psichica e spirituale l’aiuterà nel suo viaggio attraverso le emozioni che caratterizzano questo periodo e perciò imparerà a gestirle e ad integrarle man mano che si presentano alla coscienza. Scegliere una gravidanza consapevole significa prendersi la responsabilità delle proprie emozioni che in questo periodo vengono condivise con il feto fin dai primi mesi, emozioni che lo segneranno durante la sua vita attraverso comportamenti che inconsciamente ripetiamo nella vita determinando così la “ripetizione di un vecchio film”. E’ infatti scientificamente provato che nei nove mesi il cervello del bambino comincia ad assimilare un’infinità di informazioni e percezioni che condizioneranno nel bene e nel male i futuri 60/80 anni e inoltre è stato dimostrato che il nascituro non percepisce solo gli stati d’animo della madre ma anche ciò che avviene nell’ambiente circostante. Una madre che vive con ansia la gestazione metterà al mondo un futuro ansioso; bambini nati da madri amorevoli e disponibili saranno più tranquilli, sicuri e con una maturità sessuale sana al contrario madri depresse o infelici avranno bambini difficili e isterici; un bambino non desiderato si sentirà per nove mesi rifiutato e colpevolizzato, sentimenti che riproporrà nelle relazioni con gli altri nella sua futura esistenza. Praticare il rebirthing per vivere la gravidanza il più serenamente possibile non è il solo beneficio che se ne può trarre, infatti ciò che ogni gestante dovrebbe augurarsi è quello di aver integrato, prima di partorire, il proprio scenario di nascita per evitare di ripetere “un vecchio schema” e quindi sperimentare un parto molto più facile. Se la futura madre nascendo ha vissuto insieme alla madre un lungo e doloroso travaglio e non ha integrato tutto il blocco emotivo riproporrà a se stessa e al nascituro un travaglio lungo e doloroso.

Parto

Come abbiamo visto dunque, prima i nove mesi e in seguito la nascita imprimono nella nostra mente una serie di pensieri che in base a come vengono vissuti determineranno la qualità della nostra vita. Scegliere una nascita dolce e consapevole per il nascituro porterà ad un migliore rapporto con i figli che a loro volta saranno più sereni e forti. In questa fase il rebirthing prepara a vivere un travaglio veloce poiché determina, in tempi brevi, il rilassamento delle fasce muscolari del perineo consentendo l’apertura del canale del parto scongiurando così interventi invasivi e di conseguenza un parto dolce. Rimanere connessi con il proprio respiro ci permette di essere protagonisti in prima persona di una esperienza tra le più importanti nella vita di una donna, di rilassarci e di rivalutare la nostra idea di dolore legata a timori ancestrali causati in parte dalla condanna divina che ci dice: “Tu, donna partorirai con dolore”. La paura per il dolore è la prima causa di moltissimi parti difficili e dolorosi, sono forme di pensiero radicate che possiamo cambiare entrando nel respiro per raggiungere stati profondi di rilassamento e integrare così la catena “paura, ansia, dolore”. Anche se per la mente umana è inconcepibile un parto senza dolore, la vasta letteratura legata alla nascita ci racconta di esperienze bellissime di parto fatte di gioia, piacere…. e in assenza di dolore. Se l’evento nascita è vissuto con un atteggiamento corretto e nel qui e ora possiamo riappropriarci del nostro potere intrinseco fatto di capacità nel gestire le emozioni del parto, di interagire in modo cosciente con il personale medico e ostetrico e di prenderci subito cura del nostro piccolo come avviene in natura tra le specie animali. Dopo una esperienza come quella del passaggio attraverso il canale dell’utero, l’unica cosa di cui ha bisogno subito il neonato è di essere abbracciato e consolato dalla madre come dichiarato da chi ha rivissuto l’esperienza della propria nascita con il rebirthing. In questo modo, se pur la nascita rimarrà sempre un trauma per il bambino, si sarà fatto quanto è possibile per alleviare le sue pene, il tutto naturalmente, in una prospettiva di parto cefalico naturale.

Fabiola Dessì

Rinascere in acqua calda

Come far fronte alla sensazione di separazione e abbandono
con il rebirthing in acqua calda

Il Rebirthing, come ormai è noto, nasce intorno agli anni 60 da un’intuizione di Leonard Orr, che nel tentativo di aiutarsi a superare i disagi esistenziali da cui era sopraffatto in quel periodo della sua vita, sperimentava il respiro consapevole in acqua calda nella sua vasca da bagno. Successivamente si scoprì che gli effetti prodotti dal rebirthing nel corpo e la successiva integrazione dello scenario di nascita, si potevano ottenere anche respirando a secco, stesi su un letto; ciò rese più facile l’uso di questa tecnica e favorì l’approccio con il rebirthing per coloro che si accingevano a sperimentare per la prima volta il respiro consapevole. In passato chi iniziava subito a praticare il rebirthing in acqua calda, poteva andare incontro a sessioni spesso dolorose anche se con conseguenze benefiche. Oggi il rebirthing in acqua viene praticato solo dopo che si è fatto almeno un ciclo di respirazioni a secco, anche se non vi è una regola fissa, per consentire al nostro corpo di liberarsi dai blocchi energetici e per acquisire l’abilità di integrare gli schemi che emergono sollecitati dal respiro.

Eliminando buona parte delle energie represse, attraverso le sedute a secco, permettiamo un libero fluire del respiro indispensabile per sperimentare le sedute in acqua calda in modo dolce. Un incommensurabile benessere a livello fisico, mentale e spirituale è ciò che questa esperienza può riservare, a patto che non vi siano delle aspettative e ci si rilassi completamente. Tra i fattori determinanti in una seduta di Rebirthing in acqua calda vi è quello di affidarsi totalmente e con fiducia al rebirther il quale, oltre al sostegno morale, ha il compito di consentire il galleggiamento con un adeguato sostegno fisico. L’acqua alla temperatura di 37°C, l’assenza di stimoli esterni e della forza di gravità, il feeling tra il rebirther e il rebirthee (colui che respira) e la relativa sensazione di accoglienza e protezione, rilassano sia il corpo che la mente. Il rebirthee respira in modo consapevole rimanendo immerso nell’acqua in posizione prona, servendosi del boccaglio e della pinza per il naso.

Una volta aiutavo un’amica a respirare in acqua. Alla fine della seduta mi disse che era stata disturbata dal rumore secco di un’imposta che sbatteva.In realtà non c’era nessuna imposta che sbatteva: aveva udito il battito del cuore di sua madre rivivendo la sua esperienza nell’utero. Infatti ciò che il rebirthee può provare durante la seduta è la simulazione dell’ambiente uterino dove l’acqua rappresenta il liquido amniotico; il legame che si crea con li rebirther ricorda quello tra madre e figlio, ristabilendo quel senso di unione vissuto nelle acque materne. Con la nascita infatti si da origine alla prima separazione e con essa ci si dimentica della sensazione di unità e di essere parte di un Tutto. Nel tentativo inconscio di tornare a quell’unità perduta ci leghiamo ad altri esseri, imbattendoci in relazioni dolorose e deludenti, che ci fanno rivivere l’esperienza di abbandono e solitudine. È un vecchio film che per alcuni si ripetete da sempre, sia nei rapporti d’amicizia ma soprattutto nei rapporti di coppia. Diventa difficile liberarsi da certi schemi perché non se ne conosce la causa. Spesso ci chiediamo perché non riusciamo a liberarci di un rapporto che non ci nutre ma ci fa solo soffrire; la paura di essere incapaci di sopportare ancora una volta il dolore legato alla prima separazione e all’abbandono ci “costringe” a rimanere aggrappati a quel rapporto, è un dolore che inconsciamente già conosciamo poiché è impresso nelle memorie cellulari.

Ogni nascita quindi è un trauma e tutti viviamo quello legato alla separazione, ma non tutti gestiamo allo stesso modo le relazioni, la differenza sta infatti in ciò che accade nei primi istanti della nostra nascita. Come scrive Frederick Leboyer nel suo libro “Per una nascita senza violenza”, se il neonato, al momento della sua uscita dal ventre materno, non viene rassicurato e pacificato attraverso mani immobili ma cariche di tenerezza e con affermazioni del tipo “non temere, sono qui, siamo salvi, siamo vivi” la sua sensazione rimarrà quella di aver perduto la madre sprofondando in un’ angoscia intollerabile. Questo tipo di nascita rassicurante non viene attuata nelle nostre strutture dove il tempo fa da padrone, tutto è vissuto in velocità e soprattutto non viene preso in considerazione il fatto che il bambino possa subire un trauma nascendo. Trauma che si attualizza ogni qualvolta viviamo relazioni dolorose. Il risveglio della memoria cellulare della nostra vita pre e perinatale ci avvia verso la guarigione della ferita da separazione, dalla prima fino a tutte le successive perdite.

L’acqua e la temperatura fanno emergere celermente il materiale rimosso e continuando a respirare consapevolmente ben presto la mente raggiungerà uno stato di quiete nel quale, libera da condizionamenti, potrà osservare i pensieri che l’attraversano e ad ascoltare serenamente i segni emessi dal corpo; naturalmente si apriranno alla nostra consapevolezza nuove vie di comprensione del rapporto con se stessi e con gli altri.

Nel completamento della seduta il rebirthee, questa volta a pancia in su senza boccaglio e pinza, si abbandonerà al protettivo abbraccio del rebirther consentendo l’integrazione di un bisogno ora soddisfatto: l’accettazione, l’accoglienza, la protezione, la cura e l’unione. Tutto ciò che ricerchiamo in un rapporto di coppia ora può essere vissuto come l’incontro di due anime che si evolvono insieme piuttosto che come una necessità per esistere. L’acqua calda dunque utilizzata come potente elemento purificatore non solo del nostro corpo fisico ma anche di quello emozionale; un rimedio curativo, in questo caso, dell’anima.

Fabiola Dessì

Respirare bene per vivere meglio

L’importanza del respiro nella quotidianità e nel Rebirthing

La vita comincia con il primo respiro e si conclude con l’ultimo; se non si respira per alcuni minuti, la morte è certa. Poiché il respiro costituisce il ponte di collegamento con la vita, è la cosa più preziosa dell’Universo. La saggezza orientale insegna che il respiro è “Prana”, energia vitale, forza dello spirito. Nell’antica lingua latina, la medesima radice “Spirare/Spiritus” sta ad indicare sia l’anima che il respiro, e la creazione stessa dell’uomo, nella storia biblica, avvenne grazie al respiro che Dio alitò nel fango. Grazie al respiro l’individuo separato si unisce alla Coscienza Universale e si sente parte di un Tutto Unico. Ho voluto sottolineare i molteplici aspetti del respiro perché spesso lo consideriamo un processo scontato, senza riflettere su quanto esso sia importante per vivere bene. Respirare è un atto spontaneo che consente di rimanere in vita e può diventare la nostra prima medicina, tra l’altro gratuita. Sappiamo tutti che la respirazione fornisce alle nostre cellule l’ossigeno necessario a svolgere i processi vitali, ma non tutti sanno che solo con la giusta quantità d’ossigeno la cellula è in grado di produrre il Trifosfato di Adenosina (A.T.P.), che fornisce energia all’organismo. Non si deve poi trascurare il ruolo svolto dalla respirazione come strumento di eliminazione delle scorie depositate nei tessuti. Forse sorprenderà sapere che solo il 3% delle scorie vengono eliminate tramite la defecazione e il 7% attraverso l’urina; mediante la pelle passa un altro 20%, mentre il restante 70% deve essere eliminato con la respirazione. Tali scoperte sulla respirazione cellulare risalgono al 1931 e valsero il premio Nobel allo scienziato che effettuò la ricerca, Otto Warburg. Se lo scambio ossigeno/anidride carbonica non funziona in maniera corretta, l’intero organismo ne soffre, i meccanismi corporei si inceppano e danno spazio alle malattie, tra cui quella che si usa chiamare “invecchiamento”, con tutti i sintomi che l’accompagnano. Insonnia, ansia, attacchi di panico, affaticamento cronico, hanno origine in una cattiva respirazione. La maggior parte delle persone, senza rendersene conto, non respira: per gran parte del tempo trattiene il fiato, prima di lasciarsi andare ad una lunga espirazione che precede brevi inspirazioni affannose.

Se poi ci si trova in una situazione di turbolenza emotiva, si arriva alla completa inibizione del respiro. Inibire la respirazione quando siamo in balia di uno stato d’animo negativo è una reazione automatica, quasi una lieve anestesia, che riemerge dalla nostra memoria cellulare impressa al momento della nascita, quando il respiro si manifestò come risposta a un’aggressione. Il neonato infatti, separato improvvisamente dal cordone ombelicale, viene brutalmente privato dell’ossigeno e tutto il suo sistema di allarme spinge l’organismo a respirare. L’aria, invadendo i polmoni produce come una scottatura ma il bambino, per sfuggire alla morte, deve continuare a respirare: per lui respirare non è altro che un orribile espediente per sopravvivere. Secondo quanto afferma Leonard Orr, padre fondatore del Rebirthing, si stabilisce così il primo riflesso condizionato che assocerà per sempre la respirazione all’angoscia. Per evitare ciò basterebbe consentire una doppia respirazione di alcuni minuti, per dare al neonato il tempo di reggere la respirazione polmonare, evitando il trauma. L’esperienza del Rebirthing ha dimostrato che solo il respiro profondo ci permette di integrare, ossia guarire, le sensazioni che stiamo provando.

Per vivere liberi da emozioni negative è necessario respirare liberamente, non soltanto con le spalle e il petto, ma con il ventre, con i fianchi e con la schiena. È quindi fondamentale imparare a regolare il respiro per ottenere un reale benessere psicofisico; respirando in modo corretto riusciremo a entrare in contatto con noi stessi, con i nostri bisogni nascosti e le nostre emozioni più profonde. Senza dubbio il Rebirthing è un eccellente metodo per rieducare il respiro, permette a chi la pratica di ossigenarsi e nutrirsi a livello fisico e spirituale. Con il respiro circolare è possibile rivivere il trauma della nascita e guarire dal dolore provato nei primi atti respiratori, liberando la memoria cellulare da un ricordo che, per la sua carica emotiva, condiziona negativamente la nostra respirazione. Per giungere a una vera guarigione è necessario praticare il Rebirthing tutti i giorni, per un periodo che varia da persona a persona, dopo aver imparato la tecnica con un Rebirther, il quale vi aiuterà a rivivere e guarire il trauma della nascita. Oltre ai benefici che si otterranno a tutti i livelli, avremo messo in moto un meccanismo di autoguarigione che ci stupirà quando meno ce lo aspettiamo, se restiamo liberi dalle aspettative: sarà il soffio vitale del respiro che deciderà come e quando fare il miracolo della guarigione.

Fabiola Dessì

Guarire con il respiro

Guarire con il respiro: introduzione al Rebirthing

Il rebirthing è un metodo moderno e olistico per migliorare se stessi e raggiungere il benessere fisico e psicologico. Porta a rilassarsi profondamente, a ritrovare la concentrazione e a rinnovare corpo, mente e spirito.

Facile da apprendere, è anche estremamente piacevole; i risultati che si ottengono sono permanenti. La scoperta del Rebirthing si deve a Leonard Orr che la mise a punto in una decina d’anni alla fine degli anni 60 del secolo scorso. Egli si rese conto che attuando una respirazione circolare in acqua calda è possibile rivivere l’esperienza della propria nascita per liberarsi dal dolore emozionale. Successivamente fu perfezionato il rebirthing a secco, molto più pratico poiché non occorreva respirare in acqua, ma molto più semplicemente sdraiati su un materassino in posizione orizzontale. Nel 1977 Leonard Orr andò in India per la prima volta per parlare della sua scoperta a Babaji il quale definì il rebirthing una forma occidentale di pranayoga. Nella tecnica del rebirthing il tipo di respirazione usata viene chiamata “respiro circolare”, inspirazione ed espirazione sono connesse, così che non vi siano pause nel respiro; l’espirazione è rilassata senza il minimo controllo, se si inspira dal naso si espira dal naso, se si inspira dalla bocca si espira anche dalla bocca.

Il respiro circolare ha come risultato “circuiti completi d’energia” nel corpo. Chi respira sente l’energia che scorre inclusi i blocchi causati da emozioni represse in passato. Ogni respiro purifica e rilassa i tessuti del corpo favorendo l’espulsione delle tossine. Durante una seduta di rebirthing la memoria del corpo viene sollecitata dal respiro facendo venire a galla ricordi di esperienze passate trattenute nella memoria cellulare; essa viene così liberata dalla carica emotiva accumulata permettendo di comprendere la causa che genera una insoddisfazione, un atteggiamento indesiderato o una malattia e dà la possibilità di integrarli. L’integrazione è la trasformazione degli aspetti negativi in gratitudine. Ci si rende conto di aver integrato qualcosa dal fatto che non gli si resiste più o in ogni caso non è più un problema e la mente è libera di occuparsi d’altro. Ogni volta che si cambia un giudizio negativo in positivo si ha un’integrazione, con tutti i benefici che l’accompagnano. Affinché ci sia una buona integrazione, o guarigione, durante la seduta di rebirthing il respiro deve essere sempre circolare e connesso ed è in questo caso che il ruolo del rebirther è fondamentale, egli ricorda al respiratore di respirare mantenendo sempre il respiro allo stesso ritmo, intensità, pienezza e profondità, anche quando quest’ultimo viene inibito da pensieri negativi che affiorano alla mente durante la respirazione.

In generale si suggerisce di fare un minimo di dieci sedute con lo stesso rebirther, che sono sufficienti per avere le idee chiare sul tipo di lavoro e su come applicarlo alle varie emozioni represse. Il rebirthing può essere praticato anche da soli ma non prima di aver fatto almeno un ciclo di respirazioni guidate con un rebirther. La cosa peggiore che potrebbe succedere nel respirare da soli, senza un training adeguato, è diventare acutamente consapevoli di sensazioni represse, un’esperienza di questo tipo non comporta alcun pericolo, ma potrebbe lasciare in uno stato poco piacevole al termine della respirata per un tempo che varia da persona a persona. Facendo una seduta con un rebirther, normalmente dopo la respirata, ci si sente profondamente appagati e non si rischia di rimanere in stati spiacevoli se non in casi rari e comunque per non più di alcuni minuti. Il rebirthing è dunque di grande beneficio a chiunque. È assolutamente sicuro, praticabile da persone di ogni età e permette di ottenere straordinari risultati nel superamento di disturbi come attacchi di panico, ansia, dipendenze, insonnia, emicrania, dolori alla schiena e molto più.

È indicato per chi sente la necessità di un sostegno personalizzato e di istruzioni su tecniche per migliorare specifici settori della propria vita come le relazioni personali, per abbandonare abitudini autodistruttive, per ottenere successo nel lavoro o semplicemente per gustare di più la vita. È inoltre un efficace strumento di sviluppo del potenziale umano in quanto promuove autentiche esperienze interiori. Può essere praticato in sedute individuali o di gruppo. La seduta individuale dura circa due ore ed è costituita da un colloquio che ha lo scopo di analizzare e indirizzare il pensiero in quanto potere creativo; ad esso fa seguito l’esperienza della respirazione cosciente. Durante le sedute di gruppo, che prevedono sempre una sessione di respirazione, possono essere sviluppati diversi argomenti tra i quali le relazioni, il lavoro, la salute, il denaro etc. Ogni partecipante ha la possibilità di entrare in contatto con le proprie emozioni, risvegliate dal tema trattato, ed integrarle con la respirazione. Con queste brevi note si è voluta dare un’idea esaustiva di cosa sia il Rebirthing per tutti coloro che ancora non conoscono questa tecnica e che cercano un approccio consapevole alle metodologie olistiche capaci di rendere migliore la nostra vita.

Fabiola Dessì

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