Il Rebirthing Breathwork di Leonard Orr. Rebirthing o Breathwork significa mettere in atto il flusso dell’Energia Divina attraverso un ritmo di respiro semplice, rilassato, facile e connesso.

La scelta vegetariana e vegana nel tempo

Alimentazione e Rebirthing

La scelta vegetariana/vegana non è sempre facile. Ogni giorno, nel mio lavoro di consulente, sostengo persone che vivono dei veri e propri disagi per le loro scelte alimentari, a causa delle pressioni che subiscono in ambito famigliare e sociale, preoccupazioni generate sovente dalla disinformazione su eventuali danni che tale scelta può causare all’organismo .

Nonostante la scienza vegetariana sia supportata positivamente da una vasta letteratura e da evidenze scientifiche sui benefici derivanti da questa scelta nutrizionale, le convinzioni/convenzioni sociali che investono il futuro vegetariano sono spesso faticose da gestire, soprattutto quando la scelta ha come origine una motivazione di tipo etica piuttosto che salutistica.

Superato il primo ostacolo, la sfida è portare avanti nel tempo tale scelta. Mi capita troppo spesso di conoscere persone che, dopo un periodo di vegetarianismo, sono tornate all’alimentazione “tradizionale”, per esempio, a causa di un malessere fisico. Nella fattispecie ogni malessere è, per la medicina allopatica, quasi sempre imputato ad una alimentazione povera di proteine animali, di ferro o vitamina B12. Senza il sostegno di persone esperte e competenti (medici vegetariani, naturopati, ecc.), è facile tornare sui propri passi. La circolazione di materiale informativo fuorviante, aumenta a dismisura la difficoltà di raggiungere le informazioni corrette.

Infine, per portare avanti la scelta vegetariana, dobbiamo fare i conti anche con il nostro DNA. La memoria genetica, attraverso l’olfatto, la vista e poi il gusto, ci richiama continuamente alle vecchie abitudini alimentari. È un viaggio emotivo a ritroso verso la nostra memoria cellulare dalla quale nasce il desiderio, che è nella nostra mente, e che ci riporta o ci tiene legati a vecchi comportamenti. Il cibo, infatti, può ricordare l’infanzia, luoghi e tempi di vita trascorsa assolutamente vivi in noi a livello energetico. Pertanto, se non si è abbastanza motivati e determinati, è facile ritrovarsi a desiderare o a mangiare il piatto, a base di carne, della mamma. Ciò fa sorgere non pochi sensi di colpa, che ben presto vengono soppressi grazie all’aiuto del corpo che si ammala, la cui causa, come già detto, per convenzione sociale, viene imputata a deficit nutrizionali.

Questo è il perfetto gioco della mente che tenta di intrappolare facilmente chiunque, prima o poi. Solo chi vive con determinazione, nel qui e ora, la scelta intrapresa, può uscire da questo gioco, qualsiasi sia la spinta emozionale che l’accompagna. Vivere nel qui e ora significa abbandonare: il desiderio di tornare ai vecchi comportamenti; la paura per la propria salute e di chi condivide con noi la medesima scelta (ad es. figli); il timore di non essere accettato e giudicato, deriso e osteggiato.

Personalmente non ho mai avuto richiami così forti da indurmi ad allontanarmi dall’alimentazione vegetariana anche se, nei primi anni di vegetarianismo, in diverse occasioni, ho sentito il pressante desiderio di alcuni piatti. Ho così iniziato a osservare questi miei comportamenti e notavo che il Rebirthing, la tecnica di respiro consapevole che pratico e insegno, mi aiutava ad integrare tutte le emozioni di desiderio, paura e giudizio legate al cibo. Ogni volta che sopraggiungeva un turbamento riguardante la mia alimentazione, mi dedicavo del tempo per “respirarlo via” e, respiro dopo respiro, ogni dubbio, paura e insicurezza lasciava il posto alla fiducia, alla sicurezza e all’amore.

Il Rebirthing, infatti, è una tecnica di respiro che si pone come obiettivo quello di integrare tutte le memorie dolorose che abbiamo impresse nella memoria cellulare, dal momento del concepimento ad oggi. Quando integriamo le memorie dolorose, queste non hanno più potere reattivo e la nostra vita scorre più serenamente. Nella mia ricerca ho potuto altresì osservare che, comportamenti legati alle dipendenze come il fumo o il gioco, con il Rebirthing, venivano pian piano abbandonati. Da qui l’idea di applicare la respirazione consapevole anche alle emozioni connesse al cambiamento di alimentazione di chi sceglie di diventare vegetariano o vegano, per superare la dipendenza da un certo tipo di alimenti, esattamente come avevo già sperimentato personalmente. Chi si avvicina al Rebirthing difficilmente abbandonerà la via vegetariana e vegana, poiché è un viaggio interiore dal quale è difficile tornare indietro… si può solo andare in avanti! Buon respiro a tutti e buona vita vegetariana o/e vegana.

Fabiola Dessì

Tratto dal libro La cucina mediterranea del Bel Paese: l’Italia vegetariana e vegana

Rebirthing: La respirazione nel trauma della nascita

Il respiro circolare nelle fasi del concepimento, gravidanza e parto

Come ci suggerisce il titolo, il Rebirthing per definizione è “la respirazione del trauma di nascita” poiché i traumi vissuti al momento del parto e tutte le esperienze del periodo pre e perinatale rimangono impresse nella memoria cellulare condizionando la vita presente. Utilizzando questa potente tecnica possiamo sentire l’energia che scorre e i blocchi causati da emozioni represse in passato. Ogni respiro purifica e rilassa i tessuti del corpo favorendo il rilassamento e l’espulsione delle tossine. Durante una seduta di rebirthing la memoria del corpo viene sollecitata dal respiro facendo emergere ricordi di esperienze passate trattenute nella memoria cellulare; essa viene così liberata dal potere emotivo permettendo di comprendere la causa che genera una insoddisfazione, un atteggiamento indesiderato o una malattia e dà la possibilità di integrarli.

Concepimento

Dunque il respiro circolare aiuta a liberarci dai condizionamenti mentali e dai conseguenti pensieri negativi creando così terreno favorevole per accogliere un bambino. Chi per anni ha cercato un figlio con l’aiuto o meno della medicina tradizionale può augurarsi, senza illusioni, che con la tecnica del Rebirthing possa veder concretizzato il proprio desiderio. Oramai sono sempre più le donne che, dopo aver attraversato dei veri e propri calvari tra inseminazioni artificiali e aborti spontanei, si avvicinano al Rebirthing attraverso il quale fanno chiarezza su se stesse riconoscendo i propri blocchi, spesso di natura psicologica, legati al concepimento. Pertanto con il respiro oltre a far chiarezza è possibile integrare i suddetti blocchi la cui integrazione porta inevitabilmente verso la tanto attesa gravidanza. Naturalmente con ciò non si vuole dire che il rebirthing è la panacea per chi non riesce a concepire un figlio ma vale sicuramente la pena di provare accostandosi alla tecnica con fiducia e con la certezza che se il desiderio di un figlio non verrà accordato, il Rebirthing sarà un valido aiuto per accettare il momento presente così come è, e se non saranno futuri pargoli a riempire e movimentare le nostre giornate è perché l’Universo ha in serbo per noi progetti diversi e più grandiosi dei nostri.

Gravidanza

Sempre più professionisti del Rebirthing indirizzano il loro lavoro nel guidare le future mamme e/o la coppia verso una gestazione serena e la pianificazione di una nascita naturale affinché vengano diminuiti i traumi della nascita al bambino ma anche alla partoriente. Infatti il Rebirthing, in quanto tecnica olistica, non si sofferma alla sofferenza del piccolo ma parte dal benessere della gestante durante tutto il periodo di gravidanza per arrivare a vivere un parto se non proprio orgasmico perlomeno con ridotta sofferenza fisica e per il neonato una nascita normale o quantomeno senza gravi conseguenze. Chi si avvicina al rebirthing durante la gestazione è la futura madre consapevole del fatto che una migliore salute fisica, psichica e spirituale l’aiuterà nel suo viaggio attraverso le emozioni che caratterizzano questo periodo e perciò imparerà a gestirle e ad integrarle man mano che si presentano alla coscienza. Scegliere una gravidanza consapevole significa prendersi la responsabilità delle proprie emozioni che in questo periodo vengono condivise con il feto fin dai primi mesi, emozioni che lo segneranno durante la sua vita attraverso comportamenti che inconsciamente ripetiamo nella vita determinando così la “ripetizione di un vecchio film”. E’ infatti scientificamente provato che nei nove mesi il cervello del bambino comincia ad assimilare un’infinità di informazioni e percezioni che condizioneranno nel bene e nel male i futuri 60/80 anni e inoltre è stato dimostrato che il nascituro non percepisce solo gli stati d’animo della madre ma anche ciò che avviene nell’ambiente circostante. Una madre che vive con ansia la gestazione metterà al mondo un futuro ansioso; bambini nati da madri amorevoli e disponibili saranno più tranquilli, sicuri e con una maturità sessuale sana al contrario madri depresse o infelici avranno bambini difficili e isterici; un bambino non desiderato si sentirà per nove mesi rifiutato e colpevolizzato, sentimenti che riproporrà nelle relazioni con gli altri nella sua futura esistenza. Praticare il rebirthing per vivere la gravidanza il più serenamente possibile non è il solo beneficio che se ne può trarre, infatti ciò che ogni gestante dovrebbe augurarsi è quello di aver integrato, prima di partorire, il proprio scenario di nascita per evitare di ripetere “un vecchio schema” e quindi sperimentare un parto molto più facile. Se la futura madre nascendo ha vissuto insieme alla madre un lungo e doloroso travaglio e non ha integrato tutto il blocco emotivo riproporrà a se stessa e al nascituro un travaglio lungo e doloroso.

Parto

Come abbiamo visto dunque, prima i nove mesi e in seguito la nascita imprimono nella nostra mente una serie di pensieri che in base a come vengono vissuti determineranno la qualità della nostra vita. Scegliere una nascita dolce e consapevole per il nascituro porterà ad un migliore rapporto con i figli che a loro volta saranno più sereni e forti. In questa fase il rebirthing prepara a vivere un travaglio veloce poiché determina, in tempi brevi, il rilassamento delle fasce muscolari del perineo consentendo l’apertura del canale del parto scongiurando così interventi invasivi e di conseguenza un parto dolce. Rimanere connessi con il proprio respiro ci permette di essere protagonisti in prima persona di una esperienza tra le più importanti nella vita di una donna, di rilassarci e di rivalutare la nostra idea di dolore legata a timori ancestrali causati in parte dalla condanna divina che ci dice: “Tu, donna partorirai con dolore”. La paura per il dolore è la prima causa di moltissimi parti difficili e dolorosi, sono forme di pensiero radicate che possiamo cambiare entrando nel respiro per raggiungere stati profondi di rilassamento e integrare così la catena “paura, ansia, dolore”. Anche se per la mente umana è inconcepibile un parto senza dolore, la vasta letteratura legata alla nascita ci racconta di esperienze bellissime di parto fatte di gioia, piacere…. e in assenza di dolore. Se l’evento nascita è vissuto con un atteggiamento corretto e nel qui e ora possiamo riappropriarci del nostro potere intrinseco fatto di capacità nel gestire le emozioni del parto, di interagire in modo cosciente con il personale medico e ostetrico e di prenderci subito cura del nostro piccolo come avviene in natura tra le specie animali. Dopo una esperienza come quella del passaggio attraverso il canale dell’utero, l’unica cosa di cui ha bisogno subito il neonato è di essere abbracciato e consolato dalla madre come dichiarato da chi ha rivissuto l’esperienza della propria nascita con il rebirthing. In questo modo, se pur la nascita rimarrà sempre un trauma per il bambino, si sarà fatto quanto è possibile per alleviare le sue pene, il tutto naturalmente, in una prospettiva di parto cefalico naturale.

Fabiola Dessì

Rinascere in acqua calda

Come far fronte alla sensazione di separazione e abbandono
con il rebirthing in acqua calda

Il Rebirthing, come ormai è noto, nasce intorno agli anni 60 da un’intuizione di Leonard Orr, che nel tentativo di aiutarsi a superare i disagi esistenziali da cui era sopraffatto in quel periodo della sua vita, sperimentava il respiro consapevole in acqua calda nella sua vasca da bagno. Successivamente si scoprì che gli effetti prodotti dal rebirthing nel corpo e la successiva integrazione dello scenario di nascita, si potevano ottenere anche respirando a secco, stesi su un letto; ciò rese più facile l’uso di questa tecnica e favorì l’approccio con il rebirthing per coloro che si accingevano a sperimentare per la prima volta il respiro consapevole. In passato chi iniziava subito a praticare il rebirthing in acqua calda, poteva andare incontro a sessioni spesso dolorose anche se con conseguenze benefiche. Oggi il rebirthing in acqua viene praticato solo dopo che si è fatto almeno un ciclo di respirazioni a secco, anche se non vi è una regola fissa, per consentire al nostro corpo di liberarsi dai blocchi energetici e per acquisire l’abilità di integrare gli schemi che emergono sollecitati dal respiro.

Eliminando buona parte delle energie represse, attraverso le sedute a secco, permettiamo un libero fluire del respiro indispensabile per sperimentare le sedute in acqua calda in modo dolce. Un incommensurabile benessere a livello fisico, mentale e spirituale è ciò che questa esperienza può riservare, a patto che non vi siano delle aspettative e ci si rilassi completamente. Tra i fattori determinanti in una seduta di Rebirthing in acqua calda vi è quello di affidarsi totalmente e con fiducia al rebirther il quale, oltre al sostegno morale, ha il compito di consentire il galleggiamento con un adeguato sostegno fisico. L’acqua alla temperatura di 37°C, l’assenza di stimoli esterni e della forza di gravità, il feeling tra il rebirther e il rebirthee (colui che respira) e la relativa sensazione di accoglienza e protezione, rilassano sia il corpo che la mente. Il rebirthee respira in modo consapevole rimanendo immerso nell’acqua in posizione prona, servendosi del boccaglio e della pinza per il naso.

Una volta aiutavo un’amica a respirare in acqua. Alla fine della seduta mi disse che era stata disturbata dal rumore secco di un’imposta che sbatteva.In realtà non c’era nessuna imposta che sbatteva: aveva udito il battito del cuore di sua madre rivivendo la sua esperienza nell’utero. Infatti ciò che il rebirthee può provare durante la seduta è la simulazione dell’ambiente uterino dove l’acqua rappresenta il liquido amniotico; il legame che si crea con li rebirther ricorda quello tra madre e figlio, ristabilendo quel senso di unione vissuto nelle acque materne. Con la nascita infatti si da origine alla prima separazione e con essa ci si dimentica della sensazione di unità e di essere parte di un Tutto. Nel tentativo inconscio di tornare a quell’unità perduta ci leghiamo ad altri esseri, imbattendoci in relazioni dolorose e deludenti, che ci fanno rivivere l’esperienza di abbandono e solitudine. È un vecchio film che per alcuni si ripetete da sempre, sia nei rapporti d’amicizia ma soprattutto nei rapporti di coppia. Diventa difficile liberarsi da certi schemi perché non se ne conosce la causa. Spesso ci chiediamo perché non riusciamo a liberarci di un rapporto che non ci nutre ma ci fa solo soffrire; la paura di essere incapaci di sopportare ancora una volta il dolore legato alla prima separazione e all’abbandono ci “costringe” a rimanere aggrappati a quel rapporto, è un dolore che inconsciamente già conosciamo poiché è impresso nelle memorie cellulari.

Ogni nascita quindi è un trauma e tutti viviamo quello legato alla separazione, ma non tutti gestiamo allo stesso modo le relazioni, la differenza sta infatti in ciò che accade nei primi istanti della nostra nascita. Come scrive Frederick Leboyer nel suo libro “Per una nascita senza violenza”, se il neonato, al momento della sua uscita dal ventre materno, non viene rassicurato e pacificato attraverso mani immobili ma cariche di tenerezza e con affermazioni del tipo “non temere, sono qui, siamo salvi, siamo vivi” la sua sensazione rimarrà quella di aver perduto la madre sprofondando in un’ angoscia intollerabile. Questo tipo di nascita rassicurante non viene attuata nelle nostre strutture dove il tempo fa da padrone, tutto è vissuto in velocità e soprattutto non viene preso in considerazione il fatto che il bambino possa subire un trauma nascendo. Trauma che si attualizza ogni qualvolta viviamo relazioni dolorose. Il risveglio della memoria cellulare della nostra vita pre e perinatale ci avvia verso la guarigione della ferita da separazione, dalla prima fino a tutte le successive perdite.

L’acqua e la temperatura fanno emergere celermente il materiale rimosso e continuando a respirare consapevolmente ben presto la mente raggiungerà uno stato di quiete nel quale, libera da condizionamenti, potrà osservare i pensieri che l’attraversano e ad ascoltare serenamente i segni emessi dal corpo; naturalmente si apriranno alla nostra consapevolezza nuove vie di comprensione del rapporto con se stessi e con gli altri.

Nel completamento della seduta il rebirthee, questa volta a pancia in su senza boccaglio e pinza, si abbandonerà al protettivo abbraccio del rebirther consentendo l’integrazione di un bisogno ora soddisfatto: l’accettazione, l’accoglienza, la protezione, la cura e l’unione. Tutto ciò che ricerchiamo in un rapporto di coppia ora può essere vissuto come l’incontro di due anime che si evolvono insieme piuttosto che come una necessità per esistere. L’acqua calda dunque utilizzata come potente elemento purificatore non solo del nostro corpo fisico ma anche di quello emozionale; un rimedio curativo, in questo caso, dell’anima.

Fabiola Dessì

Il rebirthing nel trattamento degli attacchi di panico

Il DAP (disturbo da attacchi di panico), insieme all’ansia, è una delle patologie emergenti del nostro secolo. Coinvolge prevalentemente individui giovani di sesso femminile, tra i 20 e i 40 anni; può colpire improvvisamente e indistintamente persone sane e socialmente realizzate: in Italia soffrono di panico almeno sette milioni di persone tra cui 2 milioni di uomini e cinque di donne. L’attacco di panico è improvviso e spontaneo, può durare dai cinque ai trenta minuti e provoca una serie di sintomi che varia da individuo a individuo ma è caratterizzato sempre da intensa paura e un senso di terrore così forte che ci si sente disorientati, si teme di soffocare, di perdere il controllo, di impazzire, di morire; può esserci “sensazione di svenimento, capogiri, tachicardia, tremori, sudorazione, formicolio, improvvise vampate di calore o senso di freddo, depersonalizzazione”*. La paura può dar luogo a una serie di fobie che determinano “gravi limitazioni alla vita personale e sociale”*; la più frequente è l’agorafobia, che spinge ad evitare quei luoghi dove, se arriva un attacco di panico, non è facile ricevere aiuto o scappare; nei casi più gravi si eviterà di allontanarsi dall’abitazione per le necessità quotidiane, “di guidare, di restare soli, di affrontare viaggi”*.

“Chi ha avuto la prima crisi in aereo, non vorrà più viaggiare con quel mezzo”* e tenderà facilmente ad “evitare ogni altro mezzo di trasporto”*. Nella maggior parte dei casi, una sola crisi di panico basta a far nascere il timore che possa ripetersi, avviando una patologia di ansia anticipatoria, cioè si soffre di ” paura di aver paura”. Dal punto di vista della medicina ufficiale e della psichiatria, l’attacco di panico è una malattia del cervello causata da un’alterazione chimica che provoca un eccesso di noradrenalina, la molecola dell’attacco e fuga. Attualmente la terapia medica convenzionale ritenuta più valida consiste nella somministrazione di antidepressivi non sempre efficaci o privi di effetti collaterali e nella psicoterapia che mira a capire di che cosa si ha realmente paura, quale sia il malessere profondo e con quali strategie si possa superarla. L’esperienza del rebirthing ha dimostrato con certezza il rapporto esistente fra l’insorgere delle crisi di panico e gli squilibri associati alla respirazione; tali alterazioni sorgono con estrema facilità in persone predisposte e in coloro che, senza esserne coscienti, respirano male.

La pratica del rebirthing “ristabilisce il Ph nel sangue, risolve i problemi legati all’iperventilazione e aiuta ad elaborare le emozioni represse”*. Si può quindi sostenere che cause e sintomi degli attacchi di panico si possono definitivamente risolvere se la cura è diretta alle radici del problema, da un lato operando per sbloccare la respirazione e riconoscere che il respiro, così come innesca la crisi, ne è anche la cura naturale, dall’altro integrando il proprio trauma di nascita. Respirando creiamo un contesto opportuno in cui le sensazioni fisiche ed emotive possono essere affrontate tranquillamente; fin dalle prime sedute di rebirthing si impara a fronteggiare i successivi attacchi di panico, concentrando l’attenzione sulla respirazione circolare e rassicurandosi con affermazioni positive che mirano a non dare spazio alla paura e alla sensazione di morte. Non è facile, nello stato di panico, ricordare di ripetersi “va tutto bene, sono al sicuro, ho fiducia nella vita” o “di panico non si muore” (come viene insegnato nella psicoterapia), perciò è conveniente portare sempre con sé le affermazioni scritte, da ripetere mentalmente o a voce alta; l’abbinamento del respiro circolare con l’affermazione positiva è un potente sedativo naturale e permette di riprendere in mano la propria vita.

In questa prima fase si impara ad accogliere il panico come fosse un ospite indesiderato, ma non pericoloso, ad attenuare l’ansia anticipatoria e ad evitare di correre al pronto soccorso, per sentirsi dire che non si ha niente e che si deve reagire da soli. Il sintomo non viene più visto come una malattia, per di più della mente, ma come un disagio dell’anima, che attende di essere liberata da vecchi schemi e dai retaggi della società in cui viviamo. Nella seduta di rebirthing è il respiro che permette di elaborare le eventuali paure coscienti emerse nel colloquio iniziale e di integrare il trauma di nascita. Il rebirthing, per definizione, è appunto “la respirazione del trauma di nascita”, poiché i traumi vissuti al momento del parto ( e non solo quelli) rimangono impressi nella memoria cellulare, condizionando la vita presente. Nel caso del panico ciò è ancora più vero; si è riscontrato infatti nell’esperienza con il rebirthing, che è maggiormente predisposto a soffrire di DAP chi ha avuto una nascita difficile, con lunghissime ore di travaglio, chi è nato con il parto cesareo o con il cordone ombelicale intorno al collo e così via.

In questi casi, la paura del bambino di non riuscire a nascere è talmente forte che egli teme per la propria vita, non può uscire da quella che ora è diventata la sua trappola (la sacca ormai asciutta) e ha terrore di morire. Quando finalmente riuscirà a nascere da solo o con l’aiuto di mezzi esterni (forcipe, ventosa o altro) la paura provata e rimossa si ripresenterà quando situazioni simili a quelle della sua nascita si prospetteranno nel quotidiano come ad esempio la sensazione di sentirsi in gabbia in un rapporto affettivo, famigliare o lavorativo. Una persona in trattamento con il rebirthing per il DAP, aveva avuto il primo attacco di panico sollecitato dal ticchettio di un orologio a pendolo; il panico poi si ripresentava con ogni tipo di ticchettii e rumorini vari, ma la cosa straordinaria è stata scoprire che al momento della nascita era presente un orologio a pendolo che scandiva i secondi, i minuti e le ore del suo dramma… di nascita. Con il rebirthing andiamo dunque a integrare quegli schemi invisibili ma dolorosi, che inviavano messaggi inascoltati di angoscia o malessere; l’intervento del panico è decisivo, ci obbliga a guardarci dentro per capire che cosa vogliamo davvero, dove e come intendiamo procedere in tutti gli ambiti della nostra vita.

“Chi sono e cosa voglio?”, questo è un importante interrogativo da porsi quotidianamente finche non giunge a noi la risposta che arriva in modo analogico cioè attraverso immagini, sensazioni e pensieri improvvisi. Mano a mano che si va avanti con la tecnica del rebirthing si prenderà sempre più coscienza di come la nostra vita assomiglia per molti versi al nostro scenario di nascita e dell’importanza della sua integrazione; si interverrà sulle nostre credenze limitanti che emergeranno di volta in volta e attraverso l’accettazione del momento presente, le affermazioni creative, gli eventuali perdoni e naturalmente con il respiro consapevole, ci metteremo sulla via dell’autoguarigione e alla ricerca del nostro scopo nella vita, a dispetto di ciò che falsamente abbiamo creduto giusto per noi fino a questo momento. Arriveremo a ringraziare quel “mostro” chiamato attacco di panico e a vederlo come una importante occasione di cambiamento. Con un ciclo di sedute si è in grado di dominare gli attacchi di panico quando si presentano; l’unico impegno richiesto a chi si avvicina al rebirthing è quello di affidarsi alla tecnica e di avere un po’ di fiducia in se stessi per poter dar inizio ad una nuova vita.

* Fonte: Dott. Filippo Falzoni Gallerani

Fabiola Dessì

Respirare bene per vivere meglio

L’importanza del respiro nella quotidianità e nel Rebirthing

La vita comincia con il primo respiro e si conclude con l’ultimo; se non si respira per alcuni minuti, la morte è certa. Poiché il respiro costituisce il ponte di collegamento con la vita, è la cosa più preziosa dell’Universo. La saggezza orientale insegna che il respiro è “Prana”, energia vitale, forza dello spirito. Nell’antica lingua latina, la medesima radice “Spirare/Spiritus” sta ad indicare sia l’anima che il respiro, e la creazione stessa dell’uomo, nella storia biblica, avvenne grazie al respiro che Dio alitò nel fango. Grazie al respiro l’individuo separato si unisce alla Coscienza Universale e si sente parte di un Tutto Unico. Ho voluto sottolineare i molteplici aspetti del respiro perché spesso lo consideriamo un processo scontato, senza riflettere su quanto esso sia importante per vivere bene. Respirare è un atto spontaneo che consente di rimanere in vita e può diventare la nostra prima medicina, tra l’altro gratuita. Sappiamo tutti che la respirazione fornisce alle nostre cellule l’ossigeno necessario a svolgere i processi vitali, ma non tutti sanno che solo con la giusta quantità d’ossigeno la cellula è in grado di produrre il Trifosfato di Adenosina (A.T.P.), che fornisce energia all’organismo. Non si deve poi trascurare il ruolo svolto dalla respirazione come strumento di eliminazione delle scorie depositate nei tessuti. Forse sorprenderà sapere che solo il 3% delle scorie vengono eliminate tramite la defecazione e il 7% attraverso l’urina; mediante la pelle passa un altro 20%, mentre il restante 70% deve essere eliminato con la respirazione. Tali scoperte sulla respirazione cellulare risalgono al 1931 e valsero il premio Nobel allo scienziato che effettuò la ricerca, Otto Warburg. Se lo scambio ossigeno/anidride carbonica non funziona in maniera corretta, l’intero organismo ne soffre, i meccanismi corporei si inceppano e danno spazio alle malattie, tra cui quella che si usa chiamare “invecchiamento”, con tutti i sintomi che l’accompagnano. Insonnia, ansia, attacchi di panico, affaticamento cronico, hanno origine in una cattiva respirazione. La maggior parte delle persone, senza rendersene conto, non respira: per gran parte del tempo trattiene il fiato, prima di lasciarsi andare ad una lunga espirazione che precede brevi inspirazioni affannose.

Se poi ci si trova in una situazione di turbolenza emotiva, si arriva alla completa inibizione del respiro. Inibire la respirazione quando siamo in balia di uno stato d’animo negativo è una reazione automatica, quasi una lieve anestesia, che riemerge dalla nostra memoria cellulare impressa al momento della nascita, quando il respiro si manifestò come risposta a un’aggressione. Il neonato infatti, separato improvvisamente dal cordone ombelicale, viene brutalmente privato dell’ossigeno e tutto il suo sistema di allarme spinge l’organismo a respirare. L’aria, invadendo i polmoni produce come una scottatura ma il bambino, per sfuggire alla morte, deve continuare a respirare: per lui respirare non è altro che un orribile espediente per sopravvivere. Secondo quanto afferma Leonard Orr, padre fondatore del Rebirthing, si stabilisce così il primo riflesso condizionato che assocerà per sempre la respirazione all’angoscia. Per evitare ciò basterebbe consentire una doppia respirazione di alcuni minuti, per dare al neonato il tempo di reggere la respirazione polmonare, evitando il trauma. L’esperienza del Rebirthing ha dimostrato che solo il respiro profondo ci permette di integrare, ossia guarire, le sensazioni che stiamo provando.

Per vivere liberi da emozioni negative è necessario respirare liberamente, non soltanto con le spalle e il petto, ma con il ventre, con i fianchi e con la schiena. È quindi fondamentale imparare a regolare il respiro per ottenere un reale benessere psicofisico; respirando in modo corretto riusciremo a entrare in contatto con noi stessi, con i nostri bisogni nascosti e le nostre emozioni più profonde. Senza dubbio il Rebirthing è un eccellente metodo per rieducare il respiro, permette a chi la pratica di ossigenarsi e nutrirsi a livello fisico e spirituale. Con il respiro circolare è possibile rivivere il trauma della nascita e guarire dal dolore provato nei primi atti respiratori, liberando la memoria cellulare da un ricordo che, per la sua carica emotiva, condiziona negativamente la nostra respirazione. Per giungere a una vera guarigione è necessario praticare il Rebirthing tutti i giorni, per un periodo che varia da persona a persona, dopo aver imparato la tecnica con un Rebirther, il quale vi aiuterà a rivivere e guarire il trauma della nascita. Oltre ai benefici che si otterranno a tutti i livelli, avremo messo in moto un meccanismo di autoguarigione che ci stupirà quando meno ce lo aspettiamo, se restiamo liberi dalle aspettative: sarà il soffio vitale del respiro che deciderà come e quando fare il miracolo della guarigione.

Fabiola Dessì

Guarire con il respiro

Guarire con il respiro: introduzione al Rebirthing

Il rebirthing è un metodo moderno e olistico per migliorare se stessi e raggiungere il benessere fisico e psicologico. Porta a rilassarsi profondamente, a ritrovare la concentrazione e a rinnovare corpo, mente e spirito.

Facile da apprendere, è anche estremamente piacevole; i risultati che si ottengono sono permanenti. La scoperta del Rebirthing si deve a Leonard Orr che la mise a punto in una decina d’anni alla fine degli anni 60 del secolo scorso. Egli si rese conto che attuando una respirazione circolare in acqua calda è possibile rivivere l’esperienza della propria nascita per liberarsi dal dolore emozionale. Successivamente fu perfezionato il rebirthing a secco, molto più pratico poiché non occorreva respirare in acqua, ma molto più semplicemente sdraiati su un materassino in posizione orizzontale. Nel 1977 Leonard Orr andò in India per la prima volta per parlare della sua scoperta a Babaji il quale definì il rebirthing una forma occidentale di pranayoga. Nella tecnica del rebirthing il tipo di respirazione usata viene chiamata “respiro circolare”, inspirazione ed espirazione sono connesse, così che non vi siano pause nel respiro; l’espirazione è rilassata senza il minimo controllo, se si inspira dal naso si espira dal naso, se si inspira dalla bocca si espira anche dalla bocca.

Il respiro circolare ha come risultato “circuiti completi d’energia” nel corpo. Chi respira sente l’energia che scorre inclusi i blocchi causati da emozioni represse in passato. Ogni respiro purifica e rilassa i tessuti del corpo favorendo l’espulsione delle tossine. Durante una seduta di rebirthing la memoria del corpo viene sollecitata dal respiro facendo venire a galla ricordi di esperienze passate trattenute nella memoria cellulare; essa viene così liberata dalla carica emotiva accumulata permettendo di comprendere la causa che genera una insoddisfazione, un atteggiamento indesiderato o una malattia e dà la possibilità di integrarli. L’integrazione è la trasformazione degli aspetti negativi in gratitudine. Ci si rende conto di aver integrato qualcosa dal fatto che non gli si resiste più o in ogni caso non è più un problema e la mente è libera di occuparsi d’altro. Ogni volta che si cambia un giudizio negativo in positivo si ha un’integrazione, con tutti i benefici che l’accompagnano. Affinché ci sia una buona integrazione, o guarigione, durante la seduta di rebirthing il respiro deve essere sempre circolare e connesso ed è in questo caso che il ruolo del rebirther è fondamentale, egli ricorda al respiratore di respirare mantenendo sempre il respiro allo stesso ritmo, intensità, pienezza e profondità, anche quando quest’ultimo viene inibito da pensieri negativi che affiorano alla mente durante la respirazione.

In generale si suggerisce di fare un minimo di dieci sedute con lo stesso rebirther, che sono sufficienti per avere le idee chiare sul tipo di lavoro e su come applicarlo alle varie emozioni represse. Il rebirthing può essere praticato anche da soli ma non prima di aver fatto almeno un ciclo di respirazioni guidate con un rebirther. La cosa peggiore che potrebbe succedere nel respirare da soli, senza un training adeguato, è diventare acutamente consapevoli di sensazioni represse, un’esperienza di questo tipo non comporta alcun pericolo, ma potrebbe lasciare in uno stato poco piacevole al termine della respirata per un tempo che varia da persona a persona. Facendo una seduta con un rebirther, normalmente dopo la respirata, ci si sente profondamente appagati e non si rischia di rimanere in stati spiacevoli se non in casi rari e comunque per non più di alcuni minuti. Il rebirthing è dunque di grande beneficio a chiunque. È assolutamente sicuro, praticabile da persone di ogni età e permette di ottenere straordinari risultati nel superamento di disturbi come attacchi di panico, ansia, dipendenze, insonnia, emicrania, dolori alla schiena e molto più.

È indicato per chi sente la necessità di un sostegno personalizzato e di istruzioni su tecniche per migliorare specifici settori della propria vita come le relazioni personali, per abbandonare abitudini autodistruttive, per ottenere successo nel lavoro o semplicemente per gustare di più la vita. È inoltre un efficace strumento di sviluppo del potenziale umano in quanto promuove autentiche esperienze interiori. Può essere praticato in sedute individuali o di gruppo. La seduta individuale dura circa due ore ed è costituita da un colloquio che ha lo scopo di analizzare e indirizzare il pensiero in quanto potere creativo; ad esso fa seguito l’esperienza della respirazione cosciente. Durante le sedute di gruppo, che prevedono sempre una sessione di respirazione, possono essere sviluppati diversi argomenti tra i quali le relazioni, il lavoro, la salute, il denaro etc. Ogni partecipante ha la possibilità di entrare in contatto con le proprie emozioni, risvegliate dal tema trattato, ed integrarle con la respirazione. Con queste brevi note si è voluta dare un’idea esaustiva di cosa sia il Rebirthing per tutti coloro che ancora non conoscono questa tecnica e che cercano un approccio consapevole alle metodologie olistiche capaci di rendere migliore la nostra vita.

Fabiola Dessì